Il campionato non è ancora iniziato, ma Aston Martin deve già fare i conti con gravi problemi tecnici. Il 2026 parte nel peggiore dei modi
Ad oggi il giudizio nel paddock appare quasi unanime: il 2026 di Aston Martin, iniziato sotto il segno di ambizioni tecniche altissime, si sta rivelando una delle più grandi delusioni dell’intera griglia, se non la più grande. L’arrivo di Adrian Newey, il nuovo accordo ufficiale con Honda e gli ingenti investimenti voluti dal patron Lawrence Stroll avevano proiettato il team di Silverstone tra le possibili protagoniste del nuovo ciclo regolamentare. Le prime indicazioni della pista, però, raccontano una realtà decisamente diversa.
Pochi chilometri e una PU da decifrare
I primi campanelli d’allarme era già arrivati nella prima sessione di test a Barcellona, dove Aston Martin aveva accumulato un chilometraggio estremamente ridotto, riuscendo a girare soltanto nelle fasi finali della sessione. Le difficoltà si sono poi amplificate in Bahrein, dove la squadra ha concluso i sei giorni complessivi di prove con il minor numero di giri tra tutti i team presenti.
Secondo quanto riportato da BBC, i problemi principali di Aston Martin coinvolgerebbero sia la componente endotermica sia quella elettrica del nuovo propulsore Honda. In particolare, il sistema di recupero energetico non riuscirebbe nemmeno a raggiungere il limite minimo di 250 kW previsto dal regolamento. Un deficit significativo, soprattutto in un regolamento basato fortemente sullo sfruttamento dell’efficienza elettrica.
La situazione è diventata ancora più critica nell’ultima giornata di test a Sakhir, quando Honda disponeva di una sola batteria ancora utilizzabile. In queste condizioni il team ha deciso di limitare drasticamente l’attività in pista, con Lance Stroll costretto a percorrere solamente sei giri in pista, di fatto rinunciando all’ultima vera occasione di raccolta dati prima del debutto stagionale a Melbourne.
Un avvio lontano dalle aspettative
Le difficoltà della power unit stanno inevitabilmente condizionando anche la valutazione complessiva della vettura. Come riportato dalla BBC, uno degli aspetti che ha maggiormente preoccupato il box Aston Martin è stata la scarsa velocità nei tratti guidati del circuito. Tuttavia, il funzionamento irregolare del motore rende estremamente difficile distinguere se i limiti principali siano legati al telaio oppure al propulsore.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il debutto del primo cambio progettato internamente dal team. L’integrazione con l’elettronica Honda non sarebbe ancora ottimale e durante i test sarebbero emerse anomalie ricorrenti, con un comportamento della vettura giudicato poco prevedibile dai piloti.
Ad oggi, con pochi dati raccolti e problemi tecnici ancora da risolvere, la squadra di Silverstone rischia di presentarsi a Melbourne come una delle ultime forze in griglia, ben distante dalle aspettative iniziali. Senza un cambio di passo deciso, il rischio è che il 2026 si trasformi in una stagione di transizione, piuttosto che nell’inizio di un’era vincente immaginata solo pochi mesi fa.
Foto: Aston Martin Aramco F1 Team