EDITORIALE – L’Italia saluta Milano-Cortina 2026: un’Olimpiade che è stata… perfetta.
Sono stati giorni un po’ diversi per noi amanti dello sport. Motori e calcio sono spesso andati in secondo piano rispetto al curling, allo sci, al pattinaggio: ciò che ci resta, però, sono diverse riflessioni ed insegnamenti che è opportuno fare e comprendere.
Primo fra tutti il clima sportivo: se in una fetta di città si è arrivati al punto di minacciare di morte calciatori, arbitri e dirigenti (parliamo ovviamente del caso Inter-Juve a San Siro), nell’altra si gareggiava all’insegna della bellezza delle discipline e del fair play.
Dalla vittoria di Federica Brignone all’argento di Federico Tommasoni dedicato al “sole”, Matilde Lorenzi, passando per la favola Lollobrigida, la storia di Arianna Fontana e mille, mille altre storie meravigliose che andrebbero citate: emozioni che ci hanno ridato quella genuinità che a volte lo sport dimentica di avere.
È giusto poi farci gli applausi: siamo il terzo Paese al mondo per medaglie, a sole tre lunghezze dagli USA, da sempre primatisti delle Olimpiadi. Il nostro movimento sportivo dimostra ancora una volta di essere tra i migliori al mondo, fatto di donne e uomini che, oltre a straordinari record, hanno lasciato a tutti indelebili immagini che tra 10, 20 o 30 anni racconteremo a tutti, ritenendoci onorati di averle vissute.
Infine, è bene ricordare quanto per settimane, mesi ed anni si sia screditata Milano-Cortina 2026: alcuni l’hanno già definita “la migliore Olimpiade invernale di sempre”, la presidente Kirsty Coventry l’ha descritta come “un’edizione straordinaria ed indimenticabile”, mentre l’assemblea del CIO ha ringraziato l’organizzazione con un’unanime standing ovation, gesto inusuale e che dà l’idea della grandezza immensa di questa edizione Olimpica.
Si parla tanto di “eredità sul territorio”, ricordando fino alla nausea gli errori di Torino 2006, quando invece si dovrebbe più parlare di “eredità morale”.
Si parla di impianti, strade e ponti, quando forse bisognerebbe più parlare di come si deve davvero vivere lo sport, di quanto bene possa fare al nostro movimento sportivo questo “30 e lode” di medaglie.
Ma soprattutto di quanto, se solo fossimo un po’ più uniti ed un po’ meno autocritici (o talvolta autolesionisti), sappiamo essere i Migliori al Mondo, senza se e senza ma.
Foto: Italia Team