Michael Schumacher e la Ferrari hanno scritto la storia della Formula 1. C’è però un giorno in particolare che ha segnato la fine del dominio: è l’8 ottobre 2006, a Suzuka…
E poi arrivano giorni come l’8 ottobre, che tutti gli appassionati della Ferrari ricorderanno per due motivi, sempre a Suzuka ma distanti dal 2000 al 2006. Il primo, la vittoria del primo titolo mondiale con la Rossa di Michael Schumacher nel 2000, a ventun’anni dall’ultima volta, ventun’anni dopo l’exploit di Jody Schekter, che decreta l’inizio di un’era colorata di rosso.

E scherzo del destino, lo stesso giorno, sei anni dopo, di nuovo a Suzuka, Schumacher, ormai divenuto “Kaiser“, perde l’opportunità di vincere il suo ottavo titolo mondiale, che lo avrebbe consacrato ancor di più nell’olimpo degli Dei, di cui già fa parte.
L’otto ottobre del 2006, Michael Schumacher ed il talento emergente e campione in carica, Fernando Alonso, arrivano al penultimo appuntamento del campionato mondiale a pari punti, con il tedesco avanti in classifica, avendo vinto una gara in più rispetto all’asturiano. Il tedesco parte avanti, dietro solamente al compagno di squadra, Felipe Massa, mentre Alonso è chiamato alla rimonta, dopo essersi qualificato solamente in quinta posizione.

La partenza e il ritiro
Come già pre-stabilito, alla partenza Massa lascia via libera a Schumacher, che davanti a sè trova solamente il vento, che sembra volerlo dolcemente accompagnare senza problemi fino al traguardo. Alonso invece, da vero torero dà vita ad una rimonta aggressiva, da spagnolo puro e dopo il primo pit-stop si ritrova davanti solamente il suo avversario per il titolo, che gestisce magistralmente i cinque secondi di distanza che intercorrono tra lui ed il giovane asturiano.

Questo equilibrio si mantiene fino al giro trentasei, a diciassette giri dal termine, quando il motore del Cavallino decide di abbandonare Michael, sei anni dopo l’ultima volta. Il tedesco scende dalla macchina visibilmente affranto, ma soprattutto fiero: lui e la sua Scuderia hanno dato tutto, di più non si poteva fare.
Torna ai box, saluta e conforta tutti i componenti del team presenti. Lui è fatto così, un computer all’interno della vettura ma allo stesso tempo un gigante dal cuore gentile quando è fuori.
Conosciamo tutti l’esito della gara finale, ma ringraziamo ancora una volta Suzuka, che ha consacrato Michael, ma che allo stesso tempo lo ha reso più umano di tutti.
Il resto è storia.
Foto: Ferrari-Ercole Colombo, Tweet-By-Wire, CrystalRacing