ANALISI TELEMETRIA QUALIFICHE – La Ferrari si lecca le ferite dopo le qualifiche del GP d’Australia, la gestione dell’energia della Mercedes e della Red Bull è inarrivabile ma la rossa ha un vantaggio totalmente diverso.
La Ferrari deve subito voltare pagina dopo le deludenti qualifiche avute in Australia dove la Mercedes ha dominato in lungo e in largo nel circuito di Melbourne, a impensierire le frecce d’argento c’è solo la Red Bull che sul rettilineo sembra poter dire la sua. Il team di Maranello ha un vantaggio però in un’altra macroarea dove potrebbe dire la sua alla lunga.
Le qualifiche del GP d’Australia hanno messo in evidenza una differenza abissale tra i tre maggiori fornitori di power unit in Formula 1. Ford, Ferrari e Mercedes mostrano risultati completamente diversi per quanto riguarda l’erogazione della potenza delle loro monoposto, con gli ingegneri di Brackley che, almeno per ora, sembrano essere un passo avanti rispetto agli altri.
Il primo confronto da fare è quello più discusso fin dai test in Bahrain, dove ci si è sempre chiesti chi avesse il miglior pacchetto tra motore endotermico ed elettrico tra Brackley e Maranello. Dando un primo sguardo alle telemetrie di George Russell e Charles Leclerc nell’ultimo tentativo del Q3, si nota come la Mercedes abbia un guadagno netto sul rettilineo principale, dove il divario tra i due è di ben 9 km/h. Il fenomeno del clipping è decisamente più marcato in casa Ferrari, dove la pendenza della curva di velocità, che mostra l’accelerazione, si attenua molto prima rispetto a quella della W17.
Se sul lato motore la Ferrari non sembra avere grande margine, il discorso cambia invece sul lato telaio e aerodinamica. La SF-26 recupera infatti moltissimo nelle curve secche come la 11 e la 13 e mantiene comunque un piccolo vantaggio anche in curva 3. Anche nelle pieghe a media velocità, come curva 6 e 7, riesce a recuperare circa un decimo, segno che la monoposto italiana è un passo avanti sul grip meccanico. Un vantaggio che però non riesce a compensare ciò che viene perso in termini di deployment dell’elettrico, indicato dagli stessi piloti della Rossa come la causa principale del distacco dalle Silver Arrows.
Un altro confronto obbligatorio è quello con i rivali di Red Bull. In questo caso si evidenzia come, lato power unit, Ford sembri aver trovato un modo di lavorare simile a quello della power unit di Brackley, anche se resta una grande incognita legata allo specifico assetto utilizzato ad Albert Park. In rettilineo il gap tra Russell e Isack Hadjar è praticamente nullo: l’unico punto in cui perde di più è nella fase finale del rettilineo, ma il problema si estende anche alla velocità di percorrenza di curva 9 e 10.
Proprio in quest’ultima Hadjar alza leggermente il piede rispetto al pilota inglese e, osservando anche le altre curve in cui Red Bull perde terreno, si può ipotizzare che l’assetto scelto fosse più scarico rispetto a quello delle frecce d’argento, oppure che la monoposto sia risultata più nervosa e scomposta in centro curva e in uscita. Questo costringerebbe i piloti a entrare con una velocità leggermente inferiore per mantenere la stabilità della vettura.
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A tutto ciò si aggiunge anche il tema del rapporto di compressione. I più complottisti tra gli appassionati potrebbero collegare la superiorità tecnica di Mercedes al tanto discusso trick sulla loro power unit. Anche Red Bull, indicata da alcune voci come il secondo costruttore ad aver sfruttato questa zona grigia, potrebbe aver adottato lo stesso metodo per ottenere un vantaggio in rettilineo.
Avere più potenza endotermica aiuterebbe sicuramente i team a utilizzare meno energia elettrica per raggiungere la massima velocità e, di conseguenza, a gestire meno il deployment lungo i rettilinei. Va però sottolineato che, se il vantaggio fosse davvero sul lato endotermico, l’accelerazione dei due team dovrebbe essere più elevata rispetto a quella della Ferrari. Dalla telemetria, però, questo non emerge chiaramente. Solo il tempo dirà se questa ipotesi si rivelerà fondata.
copertina: Ferrari.com