L’ANALISI – C’è un segreto dietro al crollo dei secondi piloti Red Bull: ecco il probabile motivo spiegato da un pilota
No, Verstappen non ha “la macchina diversa” come tanti dicono… ma andiamo per gradi. L’esordio di Isack Hadjar è stato sorprendente: mentre l’olandese si è posizionato 20° dopo l’incidente, il francese ha concluso le sue qualifiche con uno straordinario 3° posto, salvo poi ritirarsi in gara. Eppure, sembra un film già visto e rivisto nel secondo sedile di Red Bull.
Il segreto sul secondo pilota Red Bull: un salto al 2020, la prima vettura sviluppata interamente da Verstappen
Facciamo dunque un passo indietro, volando al 2020, ovvero il primo anno dove il progetto è interamente in mano a Max (la Red Bull del 2019 fu infatti sviluppata nel ‘18 anche da Ricciardo): l’inizio di stagione della seconda guida Albon è decisamente ottimo, a tal punto che, senza il contatto con Hamilton, in Austria avrebbe vinto il suo primo GP in carriera.
Prosegue poi con un 4° ed un 5° posto, ma man mano che la stagione prosegue Albon peggiora (e a fine post capirete la VERA motivazione di questo gap in Red Bull, tra Verstappen ed i suoi compagni, spiegata proprio da Alex): sembra solo un crollo, eppure è l’inizio di un pattern che si ripeterà più e più volte.
Il segreto sul secondo pilota Red Bull: l’approdo di Perez (e poi Tsunoda) in Red Bull
Albon lascia ed arriva Perez, il quale inizia alla grande il 2021: vince a Baku, 3° in Francia ed una serie di ottime prestazioni, a tal punto che è solamente ad una quarantina da Hamilton dopo 8 gare. Poi? Sergio crolla, ottenendo sì 3 podi sul finale di stagione, ma anche ben 5 piazzamenti fuori dai punti. Esito simile nel 2022: 6 top-3 nelle prime 8, 6 top-3 nelle ultime 14.
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Il 2023 è l’anno più eclatante: nei primi 5 GP Perez vince 2 gare, una Sprint e ottiene 2 secondi posti. Nei restanti 17 non vince nessuna gara ed arriva soltanto due volte 2° e tre volte 3°. Identico nel 2024: 6 podi, tra Sprint e gara, nei primi 6 GP, zero podi nei restanti 18.
Nel 2025, tolta la parentesi Lawson, Tsunoda inizia con 3 piazzamenti a punti nelle prime 5 gare: nelle restanti 17 ne otterrà soltanto altri 4, chiudendo a 7 totali.
Ma ora arriva il momento della spiegazione: è davvero una “maledizione secondo sedile”… oppure c’è qualcosa di tecnico dietro a tutto ciò?
La spiegazione tecnica sulla Red Bull
A svelare il “mistero” è Albon: il thailandese, ad High Performance, ha spiegato come funziona la vettura di Milton Keynes. Max vuole una vettura con un anteriore forte, aggressivo e preciso in ingresso curva. Ma, mentre all’inizio la vettura è “base”, Verstappen chiede ogni anno sviluppi per renderla incredibilmente reattiva sull’anteriore.
Ciò comporta che, mentre all’inizio la Red Bull è meno complessa da guidare, con il passare dei mesi richiede sempre più precisione estrema per poterla portare al limite. Il vantaggio è che è più veloce, ma d’altro canto andare al 100% del potenziale è quasi impossibile, se non per Max Verstappen stesso.
Albon spiega che “per stargli dietro inizi a prendere più rischi, e di conseguenza arrivano gli incidenti”. Come è normale che sia poi si perde la confidenza e si diventa sempre più lenti (e la macchina a sua volta è sempre più diretta ed aggressiva): ora la palla passa ad Hadjar, il quale dovrà dimostrare di saper gestire una Red Bull RB22 anche con l’arrivo degli svilupppi.
Foto: Red Bull, Oracle Red Bull Racing, Formula 1