Tutti i motivi della crisi Aston Martin in questo inizio di Mondiale 2026: la scelta Newey, l’investimento su Wheatley e infine l’ironia di Stroll
L’avvio disastroso di Aston Martin è sotto gli occhi di tutti. Le enormi aspettative riposte prima dei test pre-stagionali, oltre alle tanti voci di corridoio di fine 2025 intorno l’AMR26, si sono rivelate incredibilmente infrante in queste prime tre tappe del Mondiale 2026.
Mai ci si poteva aspettare infatti un tale disastro: 0 punti nelle prime tre gare, condite inoltre da ben tre ritiri su tre per Stroll e due per Alonso (in Giappone ha completato la gara, arrivando doppiato di un giro).
Dalle “stelle” (o meglio, le tanto attese stelle, ndr) alle stalle, queste ultime effettivamente concretizzatesi e sotto gli occhi di tutti.
Il caos al muretto e i tanti cambi al timone
I zero punti racimolati sin qui da Aston Martin, battuta persino dalla debuttante Cadillac nelle qualifiche di Suzuka, sono tuttavia soltanto la punta dell’iceberg del 2026 della verdona di Silverstone, gestita altrettanto nefastamente al muretto.
I 100 milioni spesi da Lawrence Stroll per ingaggiare Adrian Newey, a coronamento di un’operazione magistrale compiuta per portare in auge il team britannico, accompagnati da un team di ingegneri assolutamente di altissimo livello (basti pensare ad Enrico Cardile preso da Ferrari, autore della F1-75 del 2022, o Luca Furbatto, direttore dell’ingegneria), non sono comunque bastati a colmare un vuoto storico che Aston si trascina sin dal 2021, suo primo anno in F1: la figura di un team principal leader.
Toto Wolff, Zak Brown (CEO e non team principal, ruolo occupato egregiamente da Andrea Stella in McLaren), James Vowles o Fred Vasseur rispecchiano a pieno la figura di leader carismatico, tuttavia perennemente assente in casa Aston Martin.
In seguito alle poco fortunate esperienze di Otmar Szafnauer o Mike Krack, quest’ultimo declassato da Lawrence Stroll a poche settimane dal via del 2026, serviva un team principal d’esperienza, un vero leader capace di trainare un team enormemente competitivo sul fronte ingegneristico, ma per l’appunto carente in quell’aspetto.
E la scelta di affidare a Newey il ruolo di team principal, ruolo mai occupato in oltre trenta anni di carriera, per poi pentirsene a distanza di pochissimi mesi investendo ulteriori milioni per ingaggiare Wheatley da Audi, è il riflesso di tutte le scelte sciagurate adoperate sinora.
Le parole di Krack e il “campionato Aston Martin”
“Il nostro obiettivo qui in Giappone era terminare il GP con entrambe le nostre macchine“. Oltre all’obiettivo non raggiunto, causa ritiro di Stroll, è da queste parole a fine gara di Mike Krack che emerge tutta la drammaticità del momento Aston Martin.
Dal sogno, dichiarato prontamente obiettivo di questo 2026, di vincere il Campionato, si è arrivati a parlare di “successo” (neppure raggiunto) in caso di arrivo al traguardo di ambedue le vetture.
Una situazione tragicomica sportivamente parlando, così ironizzata da Lance Stroll per l’appunto dopo la gara di Suzuka: “La gara? Non è stata granché, ma mi stavo divertendo con Fernando nel nostro piccolo campionato, il nostro campionato Aston Martin“.
“Mi stavo godendo la gara anche se eravamo lenti e lottavamo per le ultime posizioni. Suzuka è sempre una bella pista su cui guidare, quindi mi stavo godendo i miei giri ed è un peccato non essere riusciti ad arrivare al traguardo“. Con ironia e con poche ma efficaci parole, Stroll ha delineato il quadro generale al momento di Aston Martin.
Un quadro che, definirlo sconcertante, è forse dir poco.