Un principio fiscale applicato in altri paesi, ma in una zona grigia in Italia: ora la GdF farà chiarezza
La Formula 1 potrebbe trovarsi ad affrontare un nuovo fronte, questa volta lontano dalla pista: la Guardia di Finanza di Bologna, su impulso della Corte dei Conti, ha avviato un’indagine fiscale sui redditi generati in Italia dai piloti stranieri durante i Gran Premi disputati negli ultimi anni sul suolo italiano.
Le verifiche non riguardano però soltanto i piloti, ma coinvolgono direttamente anche le scuderie: i team, infatti, sono sotto esame per accertare se abbiano rispettato gli obblighi fiscali previsti dalla normativa italiana, in particolare per quanto riguarda la comunicazione dei compensi e dei benefit destinati a piloti e personale.
Secondo quanto emerge, le autorità avrebbero già iniziato a inviare richieste formali per ottenere accesso ai contratti privati e agli accordi di sponsorizzazione: l’obiettivo è ricostruire con precisione la quota di reddito generata durante i weekend di gara disputati sul territorio italiano. Non è detto che ci siano illeciti: per il momento, infatti, si tratta soltanto di un’indagine e nulla più.
Indagine fiscale in Italia, la GdF risale negli anni: anche Mugello 2020 sotto la lente
Nel mirino sono finite le ultime sette stagioni: l’indagine punta infatti a un recupero retroattivo che includerebbe i Gran Premi di Monza, Imola e anche l’evento straordinario del Mugello nel 2020. È bene sottolineare, però, che questa cosa avviene in molti Paesi e non soltanto in Italia.
Alla base delle verifiche c’è infatti un principio fiscale già applicato in altri Stati: ogni atleta straniero che percepisce redditi in Italia è tenuto a versare le imposte sulla quota maturata durante l’evento. Una pratica già consolidata, ad esempio, in Regno Unito e Stati Uniti, ma che finora era rimasta poco applicata nel contesto della Formula 1 italiana.
La situazione potrebbe diventare particolarmente delicata anche dal punto di vista legale: la normativa italiana stabilisce infatti che, qualora l’imposta evasa dovesse superare i 50.000 euro, si passa da un illecito amministrativo a un reato penale.
L’indagine, come abbiamo già ribadito, è ancora nelle fasi iniziali, ma il potenziale impatto è significativo: seguiranno aggiornamenti, per capire se effettivamente ci saranno ripercussioni su qualche team o pilota.
Foto: Scuderia Ferrari, Formula 1