L’infanzia di Arturo Merzario e il suo approccio al mondo delle corse
Arturo Merzario nacque l’11 marzo 1943 a Civenna, in provincia di Como, in una famiglia benestante composta da un imprenditore edile e da una maestra. Fin da bambino, quando giocava a fare il cowboy con gli amici, sviluppò una grande passione per le corse automobilistiche.

Nel 1962, a 19 anni, fece il suo debutto con l’Alfa Romeo Giulietta Spider di proprietà del padre, partecipando alla Coppa FISA al Tempio della Velocità. Questo primo approccio al mondo delle corse e la sua naturale attitudine alla velocità lo portarono a cimentarsi in molteplici categorie, dalle vetture turismo alla Formula 1.
L’approdo in Ferrari e gli anni in Formula 1
I successi ottenuti nei primi anni ’60 gli aprirono le porte della Ferrari, un team con cui poi avrebbe avuto un rapporto di amore e odio. Fu proprio con la scuderia di Maranello che Arturo approdò in Formula 1, debuttando nel Gran Premio di Gran Bretagna a Brands Hatch nel 1970. Tuttavia, nel 1973, lasciò la Ferrari per passare all’Alfa Romeo, dove proseguì la sua carriera.
Dopo l’esperienza con il Cavallino Rampante, Merzario continuò la sua avventura in Formula 1 con la Iso-Williams, un team che vantava tra i suoi membri figure come Frank Williams e Giampaolo Dallara. A causa di alcune faide interne, però, lasciò anche questa scuderia. Negli anni successivi, corse con quasi tutte le squadre dell’epoca. Tra il 1977 e il 1978, tentò di realizzare il suo sogno creando una sua squadra e scendendo in pista come costruttore. Nonostante l’impegno, la sua scuderia non riuscì mai a ottenere punti.
Come costruttore, Merzario partì dall’alto, ma progressivamente scese verso categorie sempre più basse, fino ad arrivare alla Formula 2 e alla Formula 3. La sua carriera da costruttore si concluse nel 1984, quando lui e la sua squadra decisero di ritirarsi dalle competizioni.
L’arrivederci di Arturo Merzario alle competizioni
Come spesso accade per molti piloti, il ritiro dalle competizioni non è mai un addio, ma piuttosto un arrivederci. Questo vale anche per il pilota civennese, che a 52 anni tornò alla guida di altre vetture da corsa. Dal 2000 in poi, la sua priorità divennero le gare GT, sia con la Ferrari, la sua vecchia fiamma, che con il marchio tedesco Porsche.
I suoi 60 anni di carriera dimostrano come Arturo sia molto più di colui che salvò la vita al leggendario Niki Lauda quel 1° agosto 1976 al Nürburgring. Merzario ha scritto pagine fondamentali nella storia dell’automobilismo italiano e internazionale.
Foto: Schlegelmilch