GP del Giappone, nel ricordo di Jules Bianchi: un destino infranto sotto la pioggia di Suzuka che ha portato la Formula 1 a crescere, lasciando un’eredità che tutt’oggi vive in pista.
Il ricordo può definirsi qualcosa di astratto, intangibile. Porta con sé un bagaglio pieno di emozioni pesanti, di episodi accaduti e confinati in un passato che non potremmo mai raggiungere, ma che continua ad appartenerci accompagnandoci giorno dopo giorno, durante il quale il sole sembra perdere il suo calore e la pioggia, da vera protagonista, ricorda quella domenica di ottobre di dieci anni fa sul circuito di Suzuka.
Quando si parla di motorsport, si pensa alle battaglie combattute fino all’ultima curva in pista per scolpire il proprio nome nella storia di questo sport, alle vittorie conquistate che hanno portato le scuderie più vincenti sul tetto del mondo, a quei piloti capaci di danzare alla guida delle proprie monoposto. Tuttavia, se scendiamo in profondità, il motorsport racconta anche di perdite, di occasioni perse per un fato che ha deciso di scrivere una storia tutta sua, che nessuno sarebbe stato in grado di leggere, di storie interrotte prematuramente che lasciano destini in sospeso che non saremo mai in grado di poter raccontare.
In occasione del Gran Premio del Giappone, in programma per questo weekend, il nome che risuona più forte è quello di Jules Bianchi, una delle pagine nere della storia della Formula 1 che ha riaperto ferite mai davvero rimarginate dopo la perdita di Ratzenberger e Senna e al tempo stesso, un’eredità che continua a vivere in pista insieme a Charles Leclerc e alle nuove misure di sicurezza adottate dalla Federazione, come l’halo.

2014, il tragico incidente di Jules Bianchi
Una delle condizioni più sfidanti per un pilota, ma anche quella più pericolosa, è quella di correre sotto la pioggia con una scarsa percentuale di visibilità, sfidando la morte alla guida di una delle monoposto più veloci al mondo: questa era la situazione sul tracciato nipponico durante il 15esimo round del campionato di Formula 1 del 2014.
Dopo un anno durante il quale ha ricoperto il ruolo di pilota di riserva per la Force India (attuale Aston Martin Aramco F1 Team), Jules Bianchi – parte della Ferrari Driver Academy dal 2009 – debutta ufficialmente in Formula 1 nel 2013 come pilota titolare della Marussia, al fianco di Max Chilton. Concludendo la stagione in 19° posizione, anche per la successiva edizione del campionato della categoria regina, il pilota francese rimane parte della line-up schierata dalla scuderia britannica con licenza russa. La sua seconda stagione in Formula 1 porta gioie, ma più di tutto dolori. In occasione del Gran Premio di Monaco di quell’anno, Bianchi ottiene i primi punti in carriera tagliando il traguardo nono. Otto gare dopo, la tragedia.
In Giappone, lo scenario è quello di un cielo grigio, minaccioso che dichiara la pioggia imminente, situazione che in Formula 1, così come in qualsiasi altra categoria del motorsport, riesce a cambiare le carte in pista. Durante il 43° giro del Gran Premio – iniziato alle spalle della safety car – Adrian Sutil, pilota Sauber, esce fuori pista alla curva Dunlop a causa dell’aquaplaning.
Qualche istante dopo, sullo stesso punto del tracciato, Jules Bianchi impatta violentemente contro la gru che stava rimuovendo la monoposto del tedesco. Improvvisamente, un silenzio assordante ricopre ogni parte del circuito di Suzuka in attesa di ricevere notizie in merito all’accaduto, le lancette dell’orologio si fermano, mentre la direzione gara prende la decisione di interrompere la corsa al 46° giro.
Jules Bianchi rimarrà vittima di quell’incidente, spirando dopo nove mesi di coma, il 17 luglio 2015. L’anno successivo, in occasione del Gran Premio di Monaco, la famiglia Bianchi annuncia un’azione legale contro la FIA e tutti coloro coinvolti nelle dinamiche dell’incidente. L’episodio porterà la Federazione a lavorare sulle misure di sicurezza, migliorandole e introducendo l’halo – inizialmente criticato dai piloti per la scarsa visibilità, ma ad oggi uno degli strumenti più importanti – una soluzione che, se fosse arrivata prima del 2018, avrebbe permesso a Jules di correre vestendo i colori della Rossa di Maranello, al fianco di Charles Leclerc.
Foto: Charles Leclerc, Formula 1.