Nino Vaccarella è stato il protagonista della storia di una doppia vita che lo ha reso una figura unica dell’automobilismo siciliano e italiano, tra il silenzio delle aule scolastiche e il tuono dei motori.
Antonino Nino Vaccarella descriveva la velocità come una forza in grado di sfidare le leggi della natura, un richiamo alla libertà e un impulso che bisognava sentire dentro, assecondandolo se possibile e, proprio per quel desiderio di “volare” e di provare l’ebbrezza delle corse sulla propria pelle, l’unico pilota internazionale che la Sicilia abbia mai vantato, venne soprannominato “il Preside Volante“; un nome nato non solo dall’adrenalina per gli sport motoristici del pilota palermitano, ma anche dalla sua doppia vita. Laureato in Giurisprudenza; di giorno, era preside di una scuola privata di famiglia mentre, di notte, sognava la velocità e il religioso Cavallino di Maranello.
La sua avventura nelle corse iniziò quasi per caso, al volante di una Fiat 1100 ereditata dal padre, alla quale seguì una Lancia Aurelia 2500, con cui partecipò alle cronoscalate del 1957 e del 1958, il primo passo di un percorso che lo avrebbe portato dritto ad importanti vittorie e a un posto indelebile nella storia dell’automobilismo italiano; tuttavia, la vera svolta arrivò quando, a bordo di una Maserati Sport 2000, Nino si mise in mostra alla Monte Erice nel 1959, attirando l’attenzione del conte Giovanni Volpi e della sua Scuderia Serenissima. Da lì, quella da parte di Maranello non tardò ad arrivare.
“Nel 1961, Remolo Tavoni, direttore sportivo della Ferrari, mi chiamò. Ma io avevo appena firmato con la Scuderia Serenissima, e non ebbi il coraggio di dire al Conte Volpi: “Ragazzi, fate ciò che volete, ma io vado a correre per Maranello”. Se tornassi indietro, forse il coraggio lo troverei. La Ferrari era un sogno per me, un sogno che si realizzava. E ti senti un po’ incredulo nel momento in cui ti chiedono di correre per la Scuderia del Cavallino, come quando mi capitava di sentire l’inno di Mameli dopo le vittorie all’estero. A Le Mans, con centomila spettatori in tribuna, mi chiedevo se suonassero proprio per me” aveva detto Nino Vaccarella sul contatto da parte della Scuderia Ferrari.
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Oltre a Le Mans – vinta insieme a Jean Guichet a bordo della Ferrari 275 P. – Vaccarella conquistò un titolo mondiale Costruttori nel 1964, la vittoria a Sebring e vari podi a Monza, Spa e Nürburgring. Inoltre, condivise il volante con leggende come Bandini, Merzario e Giunti, portando in alto i colori italiani nel mondo dei prototipi sportivi; mentre, nella categoria regina disputò un totale di quattro Gran Premi, vestendo i colori di Ferrari, Lotus e Porsche. Aneddoto divertente che lo vede protagonista è quello avvenuto dopo il successo alla maratona della Sarthe, quando il Preside Volante, non appena sceso dal podio, corse letteralmente all’aeroporto di Parigi per tornare a Palermo e fare lezione ai suoi studenti il giorno dopo.
Nel suo palmarès, spiccano le vittorie di tre edizioni (1965, 1971, 1975) della Targa Florio – la corsa automobilistica più antica al mondo che tutt’oggi continua a disputarsi tra le curve tortuose delle Madonie in Sicilia – dopo Vaccarella corse per l’orgoglio della sua terra.
1965, Gran Premio d’Italia
“Per me la Formula 1 era molto più semplice da guidare delle Sport. Le potenze allora erano incredibilmente maggiori rispetto a quelle delle monoposto: quattro litri contro 1,5. Con le Sport correvano tutti i migliori: Bonnier, Siffert, Elford… E le gare di durata erano più affascinanti. Nel 1965, quando vinsi la Targa Florio, per premio Ferrari mi fece correre il Gran Premio d’Italia di Formula 1. Feci il tempo di John Surtees dell’anno precedente, con la stessa macchina. Ma dopo 67 giri di prove, non mi cambiarono il motore e al 45° giro della gara scoppiò” raccontò il Preside della sua esperienza nella categoria regina durante il Gran Premio d’Italia del 1965 al Tempio della Velocità.
Il palcoscenico della categoria regina per Nino Vaccarella fu una piccola parentesi che gli permise di mostrare al mondo il proprio talento, l’amore per la velocità che gli scorreva dentro alle vene e che viveva tra il silenzio delle aule e il rombo dei motori. Un testimone, quello del Preside Volante, che potrebbe un giorno passare a Gabriele Mini, che si prepara alla sua seconda annata in Formula 2 con MP Motorsport.
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