Ayrton Senna e quella volta in cui il muro si spostò a Dallas nel 1984

di Letizia Ganci

Nel giorno del compleanno di Ayrton Senna, ricordiamo uno dei primi episodi della sua carriera: i primi segnali del talento che bruciava nel cuore del brasiliano, scomparso quella tragica domenica di Maggio 1994 ad Imola.

Quando si parla delle personalità leggendarie all’interno del mondo del motorsport, spesso si fa l’errore di identificare il loro status di Leggenda nei record conquistati e nelle varie posizioni in classifica; meno sono le volte, invece, in cui si parla delle qualità intrinseche che li hanno resi dei geni al volante, di quel talento che, giro dopo giro, si perfeziona portandoli a diventare imbattibili e ad entrare nella storia della Formula 1. Ayrton Senna è un caso emblematico, il brasiliano che proprio oggi – 21 marzo – avrebbe compiuto 65 anni.

Un talento spezzato troppo presto dalla pista, proprio dove il cuore di Beco batteva più forte, tra i sorpassi al limite senza paura e i primati stabiliti a bordo di una monoposto che riusciva a comprendere con una sensibilità che veramente in pochi hanno potuto vantare di avere. Una sensibilità in grado di tenere sotto controllo ogni minimo elemento che lo circondava riuscendo ad accorgersi anche del più piccolo cambiamento, a testimonianza che la perfezione, in pista così come nella vita, sta nei dettagli. Ne è un esempio l’episodio del Gran Premio degli Stati Uniti del 1984, disputatosi a Fair Park in Texas per la prima ed unica volta nella storia della categoria massima.

Ayrton Senna e quella volta in cui il muro si spostò a Dallas nel 1984
Ayrton Senna e quella volta in cui il muro si spostò a Dallas nel 1984.

La panoramica del Gran Premio di Dallas del 1984

Tra i protagonisti del fine settimana di gara in quel di Dallas nell’aprile dei primi anni Ottanta, il caldo; la temperatura dell’asfalto toccava i 60 gradi, portando le gomme da qualifica a distruggersi dopo nemmeno un giro e l’asfalto a sgretolarsi sempre più ad ogni passaggio delle monoposto con numerosi incidenti, tra cui quello di Martin Brundle, accaduto il venerdì e che portò il pilota britannico della Tyrrell-Ford Cosworth a non poter prendere parte al resto dell’appuntamento negli Stati Uniti.

Condizioni che non fermarono la direzione gara ad interrompere il weekend, così la gara si disputò ugualmente alla domenica. La prima fila del circuito texano era occupata dalle due Lotus, quella di Nigel Mansell in pole position e quella di Elio De Angelis, al fianco del britannico. L’esordiente sudamericano, invece, si posizionava sesto al volante della sua Toleman. Non appena i semafori si spensero, la fame di Ayrton Senna si accese e il brasiliano tentò immediatamente di raggiungere il podio, ma il tentativo non andò a buon fine portando il giovane della Toleman ad una foratura e a proseguire il resto della corsa, a seguito di un pit-stop, dalle retrovie provando a risalire, monoposto dopo monoposto.

Ayrton Senna e quella volta in cui il muro si spostò a Dallas nel 1984.

Impresa che non riuscì nemmeno nella seconda parte della gara: l’allora rookie brasiliano, alla sua stagione d’esordio in Formula 1, uscì di pista durante il 47° giro nel tentativo di rimontare in zona punti. Una volta rientrato ai box, non aveva dubbi sul motivo del suo ritiro: il muro si era spostato. È facile immaginare la reazione dei meccanici all’interno del garage, i quali si guardarono tra di loro concordando sulla pazzia della nuova recluta della Formula 1, l’ultimo arrivato che pensava che i muri cementati si spostassero.

Una scusa originale inventata dal brasiliano per giustificare un errore da debuttante, pensarono; tuttavia, il team si trovò davanti ad un Ayrton Senna inamovibile, che riuscì a convincere la propria squadra e il suo ingegnere di pista ad effettuare un sopralluogo a gara terminata. Il risultato? Quel giovane brasiliano, che era già riuscito a dimostrare di possedere quel fattore in più sotto la pioggia a Monaco, aveva ragione: la posizione del muretto era cambiata di pochi millimetri portando inevitabilmente il pilota a non poterlo evitare percorrendo la solita traiettoria.

Uno dei piloti che era transitato in quel punto prima di Ayrton aveva toccato su un lato uno dei blocchi facendo sì che il margine opposto sporgesse verso l’interno del circuito di appena pochi millimetri” aveva spiegato successivamente Pat Symonds, ingegnere di pista di Beco all’epoca della Toleman.

Un episodio che ci permette di ricordare con quanta precisione correva Ayrton Senna, sin dall’inizio della sua carriera mantenendo quel fuoco di risolutezza acceso fino alla Curva del Tamburello in quella tragica domenica di maggio del 1994. Un racconto che, nel giorno del compleanno del brasiliano, porta inevitabilmente a chiederci quale sarebbe stato il corso degli eventi se quell’incidente a Imola non avesse portato via uno dei talenti più puri del motorsport.

Ad Ayrton. Sempre presente, mesmo na ausência.

Foto: Pinterest.

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